Sondaggio: qual è il tuo tipo di birra preferito?
Posted: 24 maggio 2010 in Birre, SondaggiEtichette: birra, preferita, sondaggio
Ecco cosa hanno partorito… Grande Dada. Grasse risate e grande birra!
Ma Che Siete Venuti A Fà
Posted: 3 febbraio 2011 in LocaliEtichette: birra, locale, ma che siete venuti a fa, pub, roma, trastevere
Non si tratta di un capolavoro inedito di Troisi e Benigni, ma del beer pub primo classificato al mondo nel 2010 secondo gli utenti di Ratebeer, la community di beer hunter più grande del web (la classifica e’ disponibile al seguente link). A beneficio degli zelanti cronachisti benedettini, vi informo che quest’anno si e’ classificato secondo, alle spalle del Kulminator, sito ad Antwerpen in Belgio.
Questo piccolo tempio brassicolo in Via Benedetta a Trastevere, proprio dietro Piazza Trilussa, in effetti rivela le proprie peculiarità agli adepti più fedeli, ai seguaci di mille scorribande tra le infinite combinazioni che possono essere create tra le oltre 15 spillatrici presenti.
Infatti, sebbene la naturale simpatia di Manuele, Luca, Fabio e degli altri ragazzi non abbiano difficoltà nell’annullare le differenze culturali con i clienti ‘occasionali’, e’ chiaro che la grandiosità del posto dipende dalla sapiente alternanza di proposte durante l’arco di tutto l’anno.
Ed ho voluto aspettare un anno per recensire il locale ove ho passato la maggior parte delle serate birraie del 2010, dove ho avuto il piacere e l’onore di assaggiare l’opera di grandi maestri, dove anche ho potuto imparare, modestamente, tanti piccoli segreti sulla nostra amata bevanda e stringere amicizie che nel tempo stanno acquisendo valore.
Ma veniamo al sodo. Com’e’ il Macchè (link al sito)? E soprattutto: che cosa si beve?
Bene, il Macché è piccolo, proiettato all’esterno, con il bancone rustico, spalla di milioni di pinte, affollata ad ogni ora del giorno e della notte di giovani informali, internazionali, appassionati di birra. Un luogo di socievolezza naturale, a metà tra un punto ristoro nel bel mezzo della movida romana ed un football-club per gli appassionati tifosi della capitale.
Le due salette interne, gremite in occasione delle partite che contano, vengono snobbate dai clienti più assidui, che difficilmente rinunciano alla cuccagna del bancone oppure allo struscio, appena fuori dalla porta. Talvolta un curioso cono di persone si ammassa nell’angolo visuale che consente il controllo del risultato del match, una sorta di amarcord del Bel Paese a cui gli stranieri adorano partecipare.
Le birre alla spina sono molte, alcune a caduta. Il bello è che la maggior parte di esse cambiano frequentemente, rispettando una distribuzione di stili in grado di soddisfare una clientela molto variegata. Due spillatrici sono dedicate ai cavalli di battaglia del Birrificio Italiano (Bibock e Tipopils). Per il resto, si trovano sempre birre tedesche, danesi, inglesi, belghe e altre nazioni con il comune denominatore della qualità e del carattere.
Ovviamente non manca una selezione di bottiglie provenienti da tutto il mondo, non sterminata, ma direi decisamente curata, anche nella parte delle birre lambic.
A questo punto, per convincervi che non mi hanno pagato, chiuderò con un giudizio negativo sul comparto cibo: beh, non c’è niente. Niente è dir poco, una desolazione.
A meno che, non siate come me!
La birra d’inverno
Posted: 20 dicembre 2010 in Birre, Locali, Senza categoria, USAEtichette: 4:20, locale, portese, pub, ristorante, roma
Settimana intensa e profeticamente distruttiva, questa che ci accompagna al periodo natalizio. Si è trattato di assaggiare una particolare categoria di birre, che vengono appunto dette ‘di Natale”. Ma cosa significa? Iniziamo il nostro viaggio nella Brasserie 4:20, un pub romano vicino a Porta Portese (Google Map), particolarmente curato e gradevole. La vasta disponibilità di scelta, oltre 20 spillatrici, è stata abbondantemente esplorata durante le ripetute esperienze. Ma oggi si tratta di un evento speciale: il Bitter Winter Beer Festival (locandina), giornata USA inedited.
In effetti vi sono birre della Bluegrass (link su Ratebeer) in fusto e della Smuttynose (link su Ratebeer) e Weyerbacher (link su Ratebeer) in bottiglia. Fa capolino anche una porter della Amersth, credo in sostituzione di un prodotto venuto a mancare all’ultimo momento. Si spendevano 15 euro per un numero di bicchieri (da 15 cl) tra 5 e 10, a seconda del tipo di birra desiderata, in pratica una media di 2 euro a bicchiere. Purtroppo quest’anno il festival e’ stato organizzato sul terrazzo del locale che, pur essendo ben allestito, non ha potuto arginare il freddo pungente.
Inutile stare a sproloquiare sulle singole birre, anche perche’ erano tutte di ottimo livello. Diro’ solo che a mio parere le Smuttynose facevano scintille, senza dimenticare la Rye 75 della Bluegrass e la Double Simcoe della Weierbacher. Purtroppo, per via del lungo processo di distribuzione, in alcuni locali meno esigenti del 4:20 non sempre e’ possibile avere questi prodotti nel miglior stato di conservazione.
Una piccola disquisizione sul nome: 4:20 (fourtwenty): questa espressione americana si riferisce al consumo di cannabis, da effettuarsi alle ore 4:20, oppure anche il 20 di aprile, che nel tempo e’ diventata una giornata di controcultura nella società americana (link a Wikipedia, in inglese)
Non posso che consigliare a tutti una visita a questo locale, senza dimenticare una menzione per le splendide birre americane che ho bevuto.
Birre & Birre – Edizione 2010
Posted: 9 dicembre 2010 in Senza categoriaEtichette: 2010, Birre e Birre, catalogo, Edizione
Ciao, vi segnalo questa edizione gratuita in formato PDF, che puo’ essere scaricata dal sito di Beverfood alla seguente pagina:
http://www.beverfood.com:/v2/mydownloads+singlefile.lid+4.htm
Buona consultazione!
Il Villaggio della Birra a Buonconvento (Siena)
Posted: 17 settembre 2010 in EventiEtichette: buonconvento, villaggio della birra
Pur piena di impegni, l’estate mi ha offerto il week end giusto per andare a Buonconvento, un borgo vicino Montalcino, ove si è tenuta una bella festa, impreziosita dalla presenza di ottima birra artigianale (link al sito ufficiale). L’evento si è svolto sotto un tendone abbastanza raccolto, con una presenza media di 4-500 persone, in un clima davvero piacevole e divertente.
Ecco la lista dei birrifici presenti:
..dal Belgio
Boelens Huisbrouwerij (Kris Boelens)
‘tHofbrouwerijke (Jef Goetelen)
Den Hopperd (Bart Desaeger)
Brasserie de Cazeau (Laurent Agache)
Brouwerij De Ranke (Nino Bacelle)
Brouwerij De Leite (Luc Vermeesch)
Brasserie du Lion à Plume ( Raphaël Vanoudenhoven)
Brasserie Sainte Hélène ( Eddy Pourtois)
Brasserie Artisanale de Rulles (Grégory Verhelst)
Brouwerij Sint Canarus (Piet Meirhaeghe)
Glazen Toren Brouwerij (Jef Van den Steen)
Hof ten Dormaal (Andre Janssens)
Schelde Brouwerij (Gust Hermans)
..dall’Italia
Birrificio l’Olmaia (Moreno Ercolani) – St. Albino Montepulciano (Siena)
Birrificio Italiano (Agostino Airoli) – Lurago MArinone (Como)
Pausa Cafè (Andrea Bertola) – Torino
Birrificio Toccalmatto (Alessio Gatti) di Fidenza (Parma).
Tra le birre che ho bevuto, mi sento di segnalare “La 5″, dell’Olmaia, che sta evolvendo nella giusta direzione di un grande equilibrio generale, la solita Estivale del Brasserie Artisanale de Rulles, amatissima dal pubblico e, davvero, una spendida birra, la TIPA del Birrificio Pausa Caffè, un birrificio che si avvale della collaborazione di detenuti, infine la nuova bitter di Toccalmatto, dal nome ancora sconosciuto e la Zona Cesarini, della stessa casa.
Ho deciso inoltre di organizzare la zona (nella colonna a sinistra) degli eventi in ordine temporale, piuttosto che alfabetico, al fine di facilitare i lettori ad individuare i prossimi venturi.
A presto, amici della birra!
A tutta birra!
Posted: 9 agosto 2010 in Birrifici, BlogEtichette: birrarium, birrificio, blog, marchio
E va bene, lo ammetto. Non ho aggiornato abbastanza il blog, ma ci sono parecchi motivi per cui non e’ successo, alcuni buoni altri meno. Ricominciamo oggi con un articolo dedicato ai birrifici italiani, tra i quali sta entrando a far parte una nuova realtà… indovinate!
Durante questo periodo di basso aggiornamento on line, il Birrarium si è trasformato da blog a marchio, con la prospettiva, ormai prossima, di diventare un’associazione culturale ed un birrificio. Il primo birrificio artigianale di Latina!
Da domani parte una settimana di confronto con alcuni dei migliori birrifici del centro Italia, attraverso incontri che intendo documentare. Inutile dire che c’e’ grande entusiasmo e voglia di far bene, nonostante le difficoltà siano tante.
La rivincita della birra
Posted: 18 luglio 2010 in Birre, GastronomiaEtichette: beer, birra, birrarium, vino, wine
Sin da molto giovane, non ho mai saputo resistere alla capacità comunicativa dei produttori di vino. La verità rivelata sosteneva che l’unica bevanda da tenere in considerazione quando si vuole la qualità, fosse il vino. Di qui la logica conseguenza non poteva essere che un circo di personaggi in possesso di quella verità autoreferenziale: sommelier, conti, marchesi, pennivendoli in cravatta, commercianti obesi.
Personaggi che al sano confronto preferivano farti la lezione di enologia, da ingoiare tutta d’un pezzo, mentre cercavi di ricordare le differenze tra i cento vini che bagnano il tuo bicchierino. Una tristezza.
Se provavi a dire qualcosa sulla birra, ti umiliavano con uno sguardo di commiserazione. Vero che in Italia la birra di qualità è un fenomeno recente, tuttavia all’estero era sempre possibile bere dei prodotti eccellenti. Ma con loro questo discorso non valeva; la birra è per i barbari, noi, buoni cattolici italiani, abbiamo il sangue di Cristo…
Poi, i ripetuti scandali della sofisticazione del vino (link su Wikipedia) avrebbero dovuto far abbassare la testa a qualche galletto, ed invece niente di tutto questo. Il vino oggi viaggia a prezzi davvero elevati, dovendo sopportare dei costi di marketing sempre più alti.
Ecco perché voglio fare un piccolo manifesto sulle proprietà della birra, paragonandola con le altre bevande, sia alcoliche che analcoliche.
Intanto possiamo dire che la birra è la più antica bevanda con fermentazione di lieviti che sia mai stata prodotta, forse rappresentando insieme al pane uno dei prodotti alimentari che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo sociale, culturale e demografico della razza umana. Durante i millenni, la birra ha visto l’espansione delle zone di produzione, il migliorarsi della tecnica e la diversificazione dei prodotti, fino a diventare una bevanda con pregiate caratteristiche organolettiche. Si può dire che la birra è uno dei prodotti più evoluti del mondo, proprio perché è stato sviluppato da milioni di persone per secoli.
Inoltre la produzione di birra è un processo abbastanza semplice. Chiunque abbia a disposizione una normale cucina può cimentarsi e divertirsi a fare la propria birra, naturale e salutare.
Adesso vediamo l’analisi energetica della bevanda, ovvero da quante calorie contiene, confrontandola con le possibili alternative:
Dalla tabella si comprende facilmente che la birra, contrariamente a ciò che si crede, non ingrassa. Anzi, la presenza di vitamine, potassio e sali minerali, la rendono la bevanda più adatta all’interno di una dieta equilibrata, anche grazie alla presenza di poco sodio, che facilita le funzioni renali e combatte la formazione dei calcoli. Inoltre la birra normalmente non contiene conservanti, a differenza del vino, che di solito viene prodotto con aggiunta di bisolfito, un disinfettante che produce effetti negativi sull’organismo.
La birra ha funzioni positive sul sistema cardio-vascolare, con aumento del colesterolo buono (HDL) e riduzione di quello cattivo (LDL) ed agisce contro i radicali liberi, quindi contro l’invecchiamento.
L’assunzione di un litro di birra giornaliera è il limite (non uguale per tutti e tutte le birre), oltre il quale gli effetti negativi iniziano a prevalere su quelli positivi. Se confrontiamo il dato con l’ipotesi di bere una bottiglia da 75 cl di vino, da soli, ci rendiamo conto immediatamente della differenza (ubriacatura immediata e hangover il giorno dopo).
Infine vediamo i prezzi, ovviamente confrontando solo le birre artigianali. Una bottiglia di ottima birra italiana da 75 cl costa tra gli 8 e i 12 euro. E’ vero che con la stessa cifra possiamo comprare una bottiglia di vino, ma siamo sicuri di avere un’ottima bottiglia, oppure stiamo comprando un’etichetta?
Tutto ciò che avreste voluto sapere sulla birra e non avete mai osato chiedere
Posted: 9 luglio 2010 in Birre, BlogEtichette: birra, domande, domande frequenti, FAQ, fermentazione, luppolo, malto
Questo articolo rimarrà tra le pagine fisse del blog, venendo via via aggiornato con nuove FAQ, man mano che mi vengono in mente. Ma passiamo subito al sodo:
1. Chi ha inventato la birra?
La birra è stata inventata alle origini della civiltà umana, probabilmente 9.000 anni fa! La birra è semplicemente come il pane: acqua e farina, con proporzioni invertite. Si ritiene che gli Assiro-babilonesi siano stai il primo popolo che produceva birra. Nel Codice di Hammurabi si sentenzia pena di morte per chi non osserva le regole di produzione e vendita.
2. Bere la birra è una buona abitudine?
La birra è un alimento, pertanto deve essere inclusa nel calcolo del nostro fabbisogno energetico. Si tratta di un alimento a base completamente vegetale, come un minestrone a base d’orzo. Il suo contenuto e’ per il 90-95% costituito dall’acqua, il 5-10% dall’alcol, il 3% da carboidrati. Inotre la birra contiene potassio, fosforo, calcio, magnesio, silicio, le vitamine B2, B3, B5, B6, B12 e l’acido folico. Di solito non contiene conservanti. La birra quindi può essere considerata una bavanda alimento a basso indice glicemico, che contribuisce a tutelare la permeabilità intestinale.
3. La birra fa ingrassare?
Con il suo basso contenuto calorico (circa 35-50 calorie per 100 grammi), la birra può essere considerata un alimento dieteticamente non sbilanciato. Giusto per fare qualche confronto, a parità di massa, il vino rosso ne contiene 85, mentre un succo di frutta dai 30 (pompelmo) ai 60 (pera). Birre con una bassa gradazione possone essere bevute anche durante la gravidanza e l’allattamento. Da questo si capisce che la pancia da birra è un’invenzione, causata dagli errati stili alimentari dei consumatori (specie del nord Europa ed America). Quantità giornaliere consigliate: fino a 3 lattine per gli uomini, fino a 2 lattine per le donne.
4. Quali sono gli ingredienti della birra?
La birra viene prodotta a partire dal malto di cereale, dal luppolo e dai lieviti, attraverso una cottura in acqua a temperatura controllata. Il malto è ottenuto dalla germinazione del cereale (solitamente orzo), durante la quale l’amido si trasforma in un carboidrato più semplice. I malti chiari si ottengono con temperature di 80 °C, quelli scuri di 90 °C. Il malto scuro viene detto anche tostato. Il luppolo è una pianta che fa parte delle Cannabaceae eviene usato dal medioevo, trovando una grossa spinta nella legge della purezza tedesca del 1516 (Reinheirsgebot). Esso, con i suoi acidi, svolge un’azione antisettica e conservante, inoltre i suoi tannini eed olii essenziali determinano la consistenza e la quantità della birra. I lieviti fermentanti producono energia convertendo gli zuccheri in anidride carbonica e etanolo. Nella fermentazione delle bevande alcoliche è utile la produzione dell’etanolo, mentre nella lievitazione del pane, l’anidride carbonica gonfia la pasta e l’alcool (etanolo) evapora durante la cottura.
5. Che vuol dire alta o bassa fermentazione?
La birra si divide in due tipologie, a seconda dei lieviti utilizzati: l’alta fermentazione si effettua tipicamente con il lievito Saccharomyces cerevisiae, che galleggia sul liquido e che gli inglesi chiamano Ale Yeast perchè viene usato nella produzione di birre tipo Ale; la bassa fermentazione si ottiene con il lievito Saccharomyces carlsbergensis, che invece si deposita sul fondo del contenitore e dà vita ad un moderno tipo di birra, detto Lager. In Italia queste ultime sono molto diffuse, rappresentando la quasi totalità del mercato, tuttavia non vi è alcuna superiorità organolettiche rispetto alle birre ad alta fermentazione.
6. Cos’è una birra cruda?
Con questo termine si intendono le birre non pastorizzate, ovvero non esposte a temperature di 60 °C per 20 minuti, oppure a 70 °C per circa 2 minuti. Le birre crude possono dirsi vive, in quanto i microorganismi del lievito (saccaromiceti) sono ancora attivi. Quando essi vengono ingeriti, svolgono funzioni benefiche per l’intestino, con l’apporto di vitamina B12 ed acido folico. Le birre crude sono prevalentemente artigianali e sono quelle di cui maggiormente mi interessa parlare in questo blog, in inglese le chiamano real ale, ed esiste un’associazione (CAMRA) che si occupa della difesa e della promozione di questo tipo di birre.
7. Dove si può trovare della buona birra?
Ovviamente non esiste una risposta unica, tuttavia in ogni città esistono degli appassionati ed un piccolo mercato. Le segnalazioni che riceverò, verranno pubblicate su questo blog. L’importante è non arrendersi al conformismo.
8. Mi piacciono solo le bionde. Sto bene?
No, non stai benissimo. Evidentemente non consideri sufficientemente a fondo la complessità della birra, che è fatta certamente di aspetto, ma anche di naso, lingua, palato, pancia. La birra non deve essere classificata solo in base al colore, ma in base alle materie prime ed al processo di produzione. Consiglio quindi di procedere speditamente verso una birreria ed assaggiare qualche Ale artigianale, magari italiana.
9. La schiuma ci vuole oppure mi stanno fregando 2 cm di bicchiere?
La schiuma è parte essenziale della birra ed è costituita da una miriade di piccole bollicine che vengono gonfiate dall’anidride carbonica. Per avere una buona schiuma, e’ importante che il bicchiere della birra sia pulito dai grassi, utilizzando acqua fresca. In questo modo la birra non subisce shock termico e la birra può assorbire l’anidride carbonica in eccesso, fornendo anche una protezione dall’ossidazione e dal riscaldamento. Le birre inglesi, tipicamente poco gasate, formano una schiuma sottile, mentre quelle belghe e tedesche, ad esempio, fanno una spuma soffice ed alta. La differenza sta tutta nel metodo di birrificazione: le birre britanniche sviluppano meno anidride e di conseguenza fanno meno schiuma. In compenso gonfiano meno la pancia e sono meno sensibili alle temperature di consumo alte.
10. Qual è la temperatura giusta della birra?
Questa è una domanda che potrebbe avere 10 differenti rispote, tuttavia, generalizzando un po’: le lager si bevono fredde, la ale belghe e le IPA si bevono freddine, le Ale inglesi classiche si bevono un po’ più calde (temperatura cantina con spinatura a mano senza bombola di anidride). In breve, ogni birra ha la sua temperatura di servizio.
11. Che differenza c’è tra la birra alla spina ed in bottiglia?
Uno spillatore, detto anche spina, è un erogatore di birra che si attacca a diverse tipologie di fusto, principalmente: i cask, i fusti ed i Kegs. I cask sono delle botti che non vengono collegate ad una bombola di anidride carbonica, quindi in pratica non vengono serviti a pressione Li riconoscete perchè hanno la leva lunga oppure sono posti in alto e la birra esce per gravità. Nel fusto normale, di metallo, il volume lasciato libero dalla birra viene riempito a pressione regolabile, quindi permette di servire birre con una carbonazione più alta e (di solito) una temperatura più bassa. I kegs, contenitori molto moderni, sono fatti in PET, però il gas di pressione non enra in contatto con la birra, perché una membrana tiene divisi liquido e gas. La bottiglia invece è un piccolo contenitore, la cui vita avviene in condizioni non del tutto prevedibili. In generale una birra in fusto può garantire un risultato migliore, purché il fusto venga terminato entro 3-4 giorni. Quindi, diffidate dei loocali poco frequentati, potrebbero avere un fusto vecchio di 2 settimane!
12. Cosa dire al barista che mi serve una birra?
Io consiglierei prima di tutto di indicare la gradazione della birra che si vuole comprare, poi il tipo (lager, ale, o stout), infine il grado di amarezza e di carbonazione desiderato. Bisogna considerare che, come con il vino, esistono birre estive ed invernali. Quindi, prima di tutto, ricorda che non esiste la birra preferita, ma che ognuna si accompagna al momento ed all’ambiente in cui viene bevuta.
13. Mi porto il bicchiere?
NO. Il barista dovrebbe averne di suoi, adatti ad ogni birra. Se lo cogliete in fallo, fateglielo notare, non dobbiamo tollerare l’ignoranza, ma combatterla con la cultura. Ogni terra ha le sue tradizioni e la birra è depositaria di tanta cultura popolare. Potete trovare un compendio sui bicchieri (non precisissimo, ma buono) sul sito di Assobirra. Ribellarsi alla plastica, questa è l’unica legge.
14. Quanto costa la birra?
La birra può costare da 1 a 15 euro al litro, quindi molto meno del vino, pur senza aver dovuto far dimenticare gli scandali della sofisticazione e la brutta abitudine dei conservanti a base di zolfo. Le birre industriali solitamente stanno da 1 a 4 euro al litro, quelle artigianali, da 4 a 15. Nonostante il prezzo più elevato, è facile prevedere che nel tempo nascerà il brunello della birra e si imporrà sul tavernello della birra. In questo gli italiani promettono bene, sia nella produzione che nel consumo.
15. Ma in Italia si fa la buona birra?
Prevedibilmente, pare proprio di si. Le birre italiane sono tra le migliori del mondo, tuttavia il nostro paese non possiede uno stile proprio, se non quello che ci è più vicino, quello tedesco di baviera. Tuttavia la realtà italiana ci consentirebbe di produrre birre alla castagna in modo unico al mondo, con oltre 600 varietà presenti sul territorio, soprattutto in Campania, Sicilia, Lazio, Piemonte e Toscana. Le castagne sono ricche di amido e permettono la produzione di birra, tuttavia richiedono una filtrazione delle trebbie complessa e costosa.
L’Italia vince i Mondiali (della birra)
Posted: 27 giugno 2010 in Birre, Birrifici, EventiEtichette: 2010, awards, IBC, international beer challenge
Fantastica affermazione italiana all’International Beer Challenge 2010: gli italiani si aggiudicano 6 medaglie d’oro su 24. La provincia di Parma si afferma come un centro mondiale per la qualità anche nel settore delle birre di qualità, con ben 4 ori.
Ecco la lista delle premiate con la medaglia d’oro:
- Sibilla e Surfing Hop (Birra Toccalmatto)
- Black Jack VIS e Sally Brown ”Baracco” (Birrificio del Ducato)
- PassionAle (Birrificio Valscura)
- Mahogany IPA (Birrificio Doppio Malto)
Qui trovate il documento ufficiale con tutti i premi assegnati http://www.ibc-awards.com/_resources/IBC_2010_Awards.pdf (PDF, 1,8 MB, in inglese).
Inoltre gli italiani si aggiudicano i seguenti 6 argenti:
- Winterlude e Verdi imperial stout (Birrificio del Ducato)
- Re Ale Extra e Ke to reporter (Birra del Borgo)
- Turbacci Black (Birrificio Turbacci)
- Durgnes (La Birra di Meni)
e 9 bronzi:
- Re Ale (Birra del Borgo)
- Fumé de Sanglier (Birra Toccalmatto)
- Chimera (Birrificio del Ducato)
- Turbacci Quinn e Turbacci Strong Ale (Birrificio Turbacci)
- Levante (Statalenove)
- Zingibeer (Birrificio Doppio Malto)
- Pirinat (La Birra di Meni)
- Menabrea 1846 (Birra Menabrea)
Complimenti a tutti i vincitori. L’Italia, con la consueta capacità creativa, sta emergendo come una delle nuove potenze del mondo della birra di alta qualità.
Verso il Terzo Miglio
Posted: 25 giugno 2010 in Senza categoriaEtichette: ale, APA, birrificio rurale, terzo miglio
Minipost giusto per annunciare l’impegno del prossimo week end. Si parte stasera con la trasferta romana, per avere al piu’ presto un bel fustone di Terzo Miglio, l’American Pale Ale del Birrificio Rurale.









